Biografia

Sono nata nel 1973, il 21 novembre e sono cresciuta in un paese, Ceparana, che dista pochi chilometri dalla Spezia. Ho vissuto in campagna in una famiglia grande, con nonni, bisnonni e zii, ogni giorno si cucinava, tanto, perché eravamo in nove, e si usavano i prodotti del nostro orto e le bestie del nostro cortile; la pasta “compra”, come diceva mia nonna, era un’eccezione, di solito si impastava, a mano e poi si tiravano le sfoglie, per fare le lasagnette condite, il piatto preferito dello zio, o nei giorni di festa i ravioli o i tortellini. Andavo con mia nonna nei campi a raccogliere gli erbetti e devo a lei se ora li so riconoscere, andavo con i miei genitori a cercare funghi e a raccogliere castagne nei boschi, ho imparato così a riconoscere una parte dei prodotti che uso, gli altri li imparo in genere andando nei luoghi di provenienza a guardare, ad assaggiare; quando non mi è possibile li studio.
Finita la scuola alberghiera ho lavorato in diversi ristoranti, con grande passione e, dopo qualche anno, precisamente nel 1995, ho deciso di aprire un laboratorio con vendita di pasta fresca fatta a mano: ho sempre avuto il pallino del prodotto di nicchia, ricerco da sempre la qualità e adoro le piccole produzioni artigianali, così ho iniziato a far parte di quel mondo. Con grande soddisfazione e successo, i clienti sono cresciuti e si sono consolidati negli anni confermandomi che la qualità è il principale fattore che incide nella scelta del produttore a cui rivolgersi.

La ristorazione rimaneva però la grande passione della mia vita, così nel 2003 ho deciso con mio marito di aprire un ristorante; ho così cominciato a cercare un locale in vendita. In quel momento ce n’erano due che mi piacevano: uno in una posizione centrale, con conseguente costo elevato dell’affitto, l’altro in una posizione defilata, ad un passo dal centro, molto più economico, ma completamente senza passaggio. Ho optato per quello: mai piaciute le cose facili. Mi sono rimboccata le maniche ed ho iniziato una strada tutta in salita, con mio marito a fianco e con l’appoggio di genitori e suoceri che mi hanno aiutata in questi anni in cui ho voluto con tutte le mie forze formare una famiglia; durante questa avventura ho avuto infatti quattro figli.

Anche il ristorante negli anni è cresciuto e la clientela si è consolidata, tanto che ho potuto introdurre gradatamente nel menù piatti particolari o per l’esecuzione o per il tipo di ingrediente base, con l’intento di farli apprezzare alle persone interessate a sperimentare cose diverse.

Nello stesso tempo non ho mai trascurato i clienti con gusti semplici, nel mio menù infatti si trovano sempre preparazioni non troppo elaborate, ma eseguite con materie prime eccellenti: lavoro, quindi, una carne bovina di grande qualità e pesce fresco ogni giorno, preferibilmente locale.
Sarei una sciocca se dicessi che dopo tanto lavoro, con tanta fatica, non ci tenessi all’ingresso nelle guide per ristoranti: nel 2009 abbiamo ricevuto la visita degli ispettori della Guida Rossa Michelin e della Guida dell’Espresso e da allora siamo presenti in entrambe. La soddisfazione è indescrivibile.
Come è indescrivibile l’emozione che provo quando assaggio un piatto giusto, o quando i clienti se ne vanno felici e mi ringraziano per averli fatti stare bene.

È indescrivibile la gioia di insegnare questa professione e vederla diventare arte, tra le mani di pochi giovani talentuosi, ed è straordinariamente bello essere a capo di una squadra che funziona e con questa squadra condividere esperienze belle ed emozionanti come quella vissuta nel 2010 al Salone del gusto di Torino. In quell’occasione, infatti, il nostro ristorante è stato uno degli unici due di tutta la Liguria ad essere selezionati per presentare due piatti nell’ambito di quella manifestazione.

A volte mi chiedono se non sono stanca, dopo tante ore di lavoro, con quattro bambini; mi chiedono perché non chiudo mai per ferie… spesso rinuncio a dare una risposta, perché è difficile far capire, a chi non lo prova, cosa significa entrare in cucina, nella mia cucina. Io sto bene lì: non mi sembra di lavorare, amo in maniera totale quello che faccio, non conto le ore che mi separano dall’uscita o da casa perché il ristorante, la mia cucina, sono un po’ anche la mia casa. La mia speranza è che possa essere un po’ anche la casa di chi, ogni giorno, sceglie di pranzare o cenare da noi…